A pane ed Eroi: Robert Brasillach

processo-brasillachAlla lettura dell’incredibile sentenza una voce dal pubblico urla indignata: 
-“È una vergogna”…
Calmissimo, Brasillach ribatte: “È UN ONORE!”

Robert Brasillach [Perpignan, 31 marzo 1909 - Montrouge, 6 febbraio 1945]
Nel 72^ anniversario della fucilazione, avvenuta il 6 febbraio 1945, dopo un sommario processo e una blasfema condanna a morte da parte di un vile tribunale “democratico” ricordiamo il sommo poeta francese con una delle sue più toccanti poesie…

Il mio Paese mi fa male
Il mio Paese mi fa male per le sue vie affollate,
per i suoi ragazzi gettati sotto gli artigli delle aquile insanguinate,
per i suoi soldati combattenti in vane sconfitte
e per il cielo di giugno sotto il sole bruciante.
Il mio Paese mi fa male in questi empi anni,
per i giuramenti non mantenuti,
per il suo abbandono e per il destino,
e per il grave fardello che grava i suoi passi.
Il mio Paese mi fa male per i suoi doppi giochi,
per l’oceano aperto ai neri vascelli carichi,
per i suoi marinai morti per placare gli dei,
per i suoi legnami troncati da una forbice troppo lieve.
Il mio Paese mi fa male per tutti i suoi esili,
per le sue prigioni troppo piene, per i suoi giovani morti,
per i suoi prigionieri ammassati dietro il filo spinato,
e tutti quelli che sono lontani e dispersi.
Il mio Paese mi fa male con le sue città in fiamme,
male contro i nemici e male con gli alleati,
il mio Paese mi fa male con tutta la sua giovinezza
sotto bandiere straniere, gettata ai quattro venti,
perdendo il suo giovane sangue in rispetto al giuramento
tradito di coloro che lo avevano fatto.
Il mio Paese mi fa male con le sue fosse scavate,
con i suoi fucili puntati alle reni dei fratelli,
e per coloro che contano fra le dita spregevoli,
il prezzo dei rinnegati piuttosto che una più equa ricompensa.
Il mio Paese mi fa male per la sua falsità da schiavi,
con i suoi carnefici di ieri e con quelli di oggi
mi fa male col sangue che scorre,
il mio Paese mi fa male. Quando riuscirà a guarire?

Nato da genitori di origine catalana, Brasillach rimase ben presto orfano di padre, ufficiale dell’Armata coloniale francese, ucciso in Marocco nel 1914.
Si trasferì con la madre e la sorella Suzanne prima a Sens dove frequentò il liceo, poi a Parigi per entrare al liceo Louis-le-Grand e all’École Normale Supérieure nel 1928 (suoi compagni furono: Jacques Talagrand conosciuto come Thierry Maulnier, Roger Vailland e Maurice Bardèche che diventerà suo cognato sposando la sorella Suzanne).
Questo periodo è a lungo descritto nei primi capitoli di “Notre avant-guerre” libro di memorie scritto nel 1939-1940.
Si fece presto conoscere come critico cinematografico e letterario scrivendo per la “Revue française”, la “Revue universelle” e nel 1931 iniziò la collaborazione alla pagina letteraria della “Action française”.
Sempre nel 1931 pubblicò un saggio critico, “Présence de Virgile” e l’anno successivo “Le Voleur d’étincelles”, suo primo romanzo.
Brasillach era già considerato negli anni 30 come uno dei più grandi talenti della Francia letteraria.
Le sue idee lo avvicinarono all’Italia di Mussolini e alla Spagna dove si recherà diverse volte e da questi viaggi trarrà lo spunto per scrivere la “Histoire de la guerre d’ Éspagne” in collaborazione con Bardèche nel 1936.
Fu presente al congresso di Norimberga del 1937 di cui riferirà in Cent heures chez Hitler.
Autore tra le due guerre e sostenitore del Fascismo e del Nazionalsocialismo durante la Seconda guerra mondiale, fu, dal 1937 al 1943 (intervallato da una prigionia in Germania dal 1940 al 1941 a seguito della chiamata alle armi e della sconfitta francese) caporedattore del settimanale “Je suis partout”.
Nei suoi scritti fu la sua critica aspra verso gli Ebrei, il Fronte Popolare francese, la Terza Repubblica francese.
Nel 1943, fu sostituito da Pierre-Antoine Cousteau, collaboratore militante, alla testa del settimanale.
Convinto della giustezza delle sue idee, Brasillach fu paradossalmente allontanato a causa della sua linea: fascista convinto, rivendicava un “fascismo francese” e “socialista”… alleato col nazionalsocialismo tedesco e non un semplice clone…

IL PROCESSO E L’ESECUZIONE
Dopo lo sbarco in Normandia, Brasillach si rifiutò di fuggire all’estero, nascondendosi nel Quartiere latino a Parigi.
Nel settembre del 1944, essendo stata arrestata sua madre con l’accusa di collaborazionismo, si costituì alla Prefettura di polizia di Parigi, consegnandosi alle autorità per salvare l’anziana donna.
Il nuovo governo francese guidato da De Gaulle procedette immediatamente contro i rappresentanti del governo di Vichy e dei collaborazionisti.
La prima condanna fu pronunciata nell’ottobre del 1944 contro l’editore della rivista “Aujourd’hui”, Georges Suarez ed eseguita il 9 novembre del 1944.
Sempre nel 1944 ebbe luogo il processo contro il direttore politico (1928-1943) della rivista “Gringoire”, Henri Béraud.
Brasillach venne arrestato e rinchiuso nella prigione di Fresnes (attuale Val-de-Marne) dove attese il suo processo, che ebbe luogo nel gennaio del 1945 davanti alla Corte di Assise della Senna.
Il giorno stesso fu condannato a morte dopo un processo-farsa durato venti minuti. La sua difesa fu affidata a Jacques Isorni, che fu pure, qualche mese più tardi, difensore del maresciallo Pétain già a capo della Repubblica di Vichy.
Alla lettura dell’incredibile sentenza una voce dal pubblico urla indignata: “E’ una vergogna”…
Calmissimo, Brasillach ribatte: “E’ un onore”…
Nei giorni che seguirono, una petizione di famosi intellettuali tra i quali Paul Valéry, Paul Claudel, François Mauriac, Daniel-Rops, Albert Camus, Marcel Aymé, Jean Paulhan, Roland Dorgelès, Jean Cocteau, Colette, Arthur Honegger, Maurice de Vlaminck, Jean Anouilh, Jean-Louis Barrault, Thierry Maulnier ed altri, sostenuta anche dagli studenti parigini e molti accademici, implorò al generale De Gaulle la grazia per il condannato a morte.
Il generale respinse la domanda e all’alba del 6 febbraio Brasillach fu fucilato al forte di Montrouge.
Fu sepolto nel cimitero di Charonne, nel XX arrondissement di Parigi.

LA CRITICA CINEMATOGRAFICA
Brasillach fu affascinato dal cinema sin da ragazzo.
Il frutto di questa passione, oltre a numerose cronache nei giornali, è la sua “Histoire du cinéma” pubblicata per la prima volta nel 1935, che sarà oggetto di una nuova edizione nel 1943 e scritta in collaborazione con il cognato Maurice Bardèche. Contrariamente ai critici dell’epoca, Brasillach adotta per il cinema un punto di vista politicamente neutro, ma fortemente antisemita… Non gli sarà perdonato…
Frequenta assiduamente Henri Langlos del Circolo del cinema.
Benché entusiasta dei classici (Charles Chaplin, Georg Wilhelm Pabst, René Clair, Jean Renoir…) e dei film hollywoodiani (John Ford, Frank Borzage, King Vidor…) fece prova di gusti originali e mostrò una insaziabile curiosità per il cinema straniero.
Fu anche il primo a parlare in Francia del cinema giapponese e particolarmente di Yasujiro Ozu, Kenji Mizoguchi e Heinosuke Gosho.
In prigione, lavorò alla terza edizione della sua “Histoire du cinéma” e preparò un adattamento del “Falstaff” che sperava di girare con Raimu.

LE OPERE
Présence de Virgile, 1931
Le Voleur d’étincelles, roman, 1932
Le Procès de Jeanne d’Arc, 1932
L’Enfant de la nuit, 1934
Histoire du cinéma, 1935 (in collaborazione con il cognato Maurice Bardèche)
Portraits, 1935
Le Marchand d’oiseaux o le Méridien de Paris, 1936
Animateurs de Théâtre, 1936
Les Cadets de l’Alcazar, 1936 (in collaborazione con Henri Massis)
Léon Degrelle et l’Avenir de Rex, 1936 (Léon Degrelle e l’Avvenire di Rex, Edizioni Il Cinabro 1997)
Comme le temps passe, 1937 (La Ruota del Tempo, Edizioni Sette Colori 1985)
Pierre Corneille, Fayard, 1937
Les Sept Couleurs, Plon, 1939 (I Sette Colori, Edizioni Sette Colori 1985)
Histoire de la Guerre d’Espagne, 1939 (in collaborazione con Maurice Bardèche)
Notre avant-guerre, Plon, 1941 (Il nostro anteguerra, Edizioni Ciarrapico 1986)
La Conquérante, 1943
Les Quatre Jeudis, 1944
Poèmes, 1944
Lettre à un soldat de la classe 60, seguita da Les Frères ennemis, 1945 (Lettera a un soldato della classe 40, Edizioni Settimo Sigillo 1997)
[La presente lista non è esaustiva]

PUBBLICAZIONI POSTUME
Poèmes de Fresnes, 1950 (I Poemi di Fresnes, edizioni Settimo Sigillo 1988)
Anthologie de la poésie grecque, 1950
Six heures à perdre, 1953
La Reine de Césarée, teatro (dramma), 1954, messo in scena per la prima volta nel 1957
Bérénice, teatro (dramma), 1954 (Berenice, Edizioni all’Insegna del Veltro 1986)
Poètes oubliés (Singuliers et mal connus), 1954
Journal d’un homme occupé, 1955
Les Captifs, romanzo incompiuto, 1974
[La presente lista non è esaustiva]
Suo cognato Maurice Bardèche curò la pubblicazione, per il Club de l’Honnête Homme, delle “Œuvres complètes” (con molti inediti) in 12 volumi, dal 1963 al 1966.